La nuova Udinese? Meglio

fidarsi di quella vecchia

 

Più che la quantità, conta il peso. E non v’è dubbio che due pesi massimi come Pablo Marì e Molina, nella sontuosa versione esibita nella seconda parte dello scorso campionato, incidessero molto di più di quanto possano fare oggi i 10 giocatori, quasi tutti giovanissimi, che Gino Pozzo ha portato a casa per impostare l’Udinese che verrà. Giusto per riepilogare, ragazzi che si chiamano Abankwah, Guessand, Ebosse, Ebosele, Nijon, Buta (già ai box con una gamba rotta), accanto ai più maturi Benkovic, Bijol, Lovric e Masina.

Uno scarto di valore notevole, se dice la verità la prima partita ufficiale, quella di Coppa contro la Feralpisalò di serie C, vinta quasi per caso, senza grandi meriti se non quelli di una coppia d’attacco (Deulofeu-Success) che ispirata da Pereyra viaggia sull’abbrivio di un linguaggio condiviso, e di un portiere come Silvestri che tra i pali è da Nazionale. Una differenza ancora più accentuata da altre mutilazioni, tipo le assenze di Becao col naso rotto, di Walace diviso tra la gioia di una nuova paternità e la delusione per il mancato passaggio al Flamengo, e di Udogie messo in naftalina in attesa di perfezionare l’affare (cessione per 26 milioni e permanenza in prestito) col Tottenham.

Sabato (ore 18.30) sarà Milan, sarà debutto in campionato in casa dei campioni d’Italia gasatissimi dalla formula De Ketelaere. Andrea Sottil ha pochissimi giorni per aggiustare il tiro e mandare in campo una squadra che non si faccia seppellire.

Amici impazienti mi chiedono cosa ne pensi del nuovo tecnico ed è frustrante per me rispondere che non lo conosco abbastanza per esprimere giudizi, oltretutto su uno costretto ad adattarsi come lui. E’ stata tanta la voglia di cogliere l’attimo e salire in A che forse Sottil non ha valutato abbastanza i rischi di cimentarsi con un modulo (la difesa a tre imprescindibile all’Udinese) che nelle belle stagioni di Ascoli non aveva mai frequentato, a vantaggio di un classico 4-3-1-2.

In Coppa ha provato dietro il trio Perez – Bijol – Masina, rivelatisi… bucanieri per i buchi che hanno prodotto, colpa di deficienze individuali e di mancata protezione mediana. Lovric, mezzala e trequartista dal piede educato, può adattarsi a fare il metodista, ma certo non possiede la fisicità e i tempi del miglior Walace.

Sottil cerca aiuto per evitare di cominciare la stagione con una figuraccia. Glielo possono dare i vecchi, quindi Becao in maschera (a meno che in questi giorni non faccia le valigie pure lui… ) e il capitano di mille trincee, ossia Nuytinck, gente che sulle lezioni di Gotti e di Cioffi ha imparato a stare in campo. Più ovviamente Walace, ripristinando il dispositivo che ha tenuto botta in svariate situazioni complicate. Con Marì, bravo ad alzare la linea e a pressare alto, l’Udinese di Cioffi aveva trovato equilibri virtuosi anche per lo sviluppo della manovra d’attacco. Con Nuytinck, che non essendo scattista si tiene basso per evitare le ripartenze, si vedrà un’Udinese più in stile Gotti, compatta a protezione della propria area. Speriamo basti almeno per limitare i danni in attesa che Bijol impari in fretta: il difensore centrale sloveno possiede fisicità, dimostra anche personalità, deve completare il bagaglio tattico. Una sbornia a San Siro non sarebbe la lezione migliore, quindi non credo che Sottil in questa occasione si affiderà a lui come leader difensivo.

Il parco esterni ha perso Molina, quello degli 8 gol nello scorso campionato, con conseguente promozione di Soppy sull’out di destra. E’ pronto il ragazzo? Possiede la continuità che garantiva il nazionale argentino? Lasciamo il punto interrogativo, fidando nel qualcosa di nuovo che abbiamo notato nel disegno di Sottil: più manovra verticalizzata per vie centrali. Peccato soltanto che Beto non sia ancora arruolabile nel pieno dei mezzi. Altrimenti sai che battaglia nello spazio contro Kalulu e Tomori.

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Di Redazione 1

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