L’osservatorio di Cibis: L’Udinese in ciabatte, Runjaic va a Parma con un obiettivo: almeno non prendere gol

Udinese Milan 25-10- 2026

Conoscete la storiella del commerciante che si credeva più furbo degli altri? Beh, c’era una volta questo tizio che ogni estate si recava al mercato a vendere una scarpa e coi soldi incassati acquistava due ciabatte, e gli avanzava pure qualche soldo. A lungo andare si scoprì senza scarpe e con la casa piena di ciabatte. Quando arrivò un inverno particolarmente severo fu costretto ad affrontare neve, gelo e tempesta con le ciabatte ai piedi, finendo per prendersi un malanno che lo portò sull’orlo della fossa.

È quello che sta accadendo all’Udinese finita sull’orlo del precipizio dopo la sesta sconfitta consecutiva per mano di un Milan le cui seconde e terze linee hanno fatto un sol boccone dei cosiddetti titolari bianconeri, alcuni dei quali si stanno rivelando, ahinoi, come le ciabatte del commerciante di cui sopra. E si tratta degli sbandierati rinforzi che dovevano surrogare le partenze di Atta e Kristensen rendendosi funzionali al superamento del solito modulo conservativo. In una partita da insufficienza totale (salvo soltanto i due ragazzi della difesa Abankwah e Palma, i quali si sono battuti con coraggio e personalità, e il baby puntero Vinciati che ha esordito subentrando a Davis) balza agli occhi la minima incidenza di giocatori come Vojvoda e Chakvetadze, mentre Unai Gomez non ha nemmeno visto il campo.

Il Milan domina, gestisce e accelera con la regia di Modric, mentre l’Udinese rumina calcio vecchio e improvvisato,s’impegna anche ma corre a vuoto. Il poco che produce di buono è un assist di testa di Kabasele per Davis: il fu bomber anziché esplodere il sinistro a cinque metri dalla porta non fa di meglio che appoggiare il pallone a Maignan. Correva il 34’ della ripresa, la partita poteva essere riaperta, dimezzando il doppio svantaggio generato da leggerezze e colpe evidenti. Sul primo gol, nessuno si preoccupa di “oscurare” Modric su una punizione battuta all’improvviso sulla quale Pulisic brucia la linea difensiva sbilanciata da Vojvoda. Sul secondo, è difettosa la parata di Okoye, che respinge male un pallone per nulla irresistibile consegnandolo allo scattante Hutchinson. Sfilacciamento di squadra ed errori individuali:dove vai con simili premesse?

Qui giunti, la domanda è scontata: siamo di fronte a un’Udinese di mezze figure, ma allora non si spiegherebbero la bella prestazione offerta contro il Como e il successivo blitz a Monza; oppure il male sta nel manico?

Kosta Runjaic sta sommando pressione su pressione, lo stress toglie lucidità e genera insicurezze che il tecnico non riesce più a celare forse neppure ai giocatori, rimandando di partita in partita l’attesa rivincita. Stavolta l’appuntamento è a Parma, mercoledì, contro la squadra di Gilardino che si dibatte sullo stesso penultimo gradino della classifica. Runjaic ha soltanto due giorni per riprendere il controllo del gruppo bianconero e varare un assetto tattico che, come primo obiettivo,dovrà garantire la blindatura della difesa finora bucata ben 18 volte, il doppio dei gol fatti. Se del caso tornando pure indietro al 3-5-1-1 che garantiva maggiore copertura. Una sorta di rifondazione anche per cercare di tenere botta nel successivo sabato di fuoco quando al Friuli arriverà la Roma.

L’Udinese pensava di potersi concedere la spavalderia, salvo scoprirsi fragile a suon di bastonate. Ricordate la serie nera in cui l’Udinese incappò nel finale della prima stagione di Runjaic? Perse otto partite delle ultime dieci. Ma si era a fine stagione e la quota salvezza era già stata raggiunta in anticipo. Stavolta il buio è sceso all’inizio della stagione a oscurare gli obiettivi e a generare paure: se perdi subito fiducia, nessuno te la regala, devi ricostruirla ed è operazione complicata che presuppone una grande forza morale da aggiungere a un progetto in cui credere.

La sorte di Runjaic? A lume di naso credo che la società gli avrebbe già dato il benservito se soltanto avesse individuato un sostituto di superiore garanzia. Non è mai facile trovare l’allenatore giusto in corsa, tanto meno in un ambiente variegato e di difficile coesione come quello bianconero, privo tra l’altro di riferimenti tecnici e di personalità potenti votate all’interesse collettivo. Come dire che Runjaic resta in sella per assenza di concorrenti.

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Da Redazione 1

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