4 novembre 2026 – Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

DISCORSO DEL SINDACO ALBERTO FELICE DE TONI

Autorità civili e militari, rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, cittadine e cittadini,

il 4 novembre 1918 l’Italia chiudeva la Prima guerra mondiale. Quel giorno entrò in vigore l’armistizio di Villa Giusti, e con esso si completava il processo di unità nazionale iniziato nel Risorgimento: per questo la data è oggi, insieme, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Fu una vittoria pagata a un prezzo immenso: centinaia di migliaia di caduti italiani, milioni di morti in tutta Europa, città e campagne devastate. Il Friuli lo sa bene. Terra di confine, ha vissuto la guerra sulla propria pelle: nei suoi paesi, nelle sue case, nelle sue famiglie.

Per questo ricordare il 4 novembre non significa celebrare la guerra. Significa onorare chi ha sofferto e chi è caduto, e riconoscere che la libertà di cui godiamo non è un fatto naturale: è un’eredità, ottenuta a caro prezzo.

Piero Calamandrei diceva che «la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare». Oggi queste parole pesano più che mai. La guerra è tornata nel cuore dell’Europa, in Ucraina; il Medio Oriente è attraversato da conflitti che minacciano la stabilità internazionale; equilibri che ritenevamo consolidati vengono rimessi in discussione.

Ci eravamo forse illusi che la pace fosse una conquista definitiva. Non lo è. La pace è una costruzione continua, che chiede responsabilità, dialogo e la capacità di affrontare la complessità del nostro tempo.

In un mondo così interconnesso, nessun Paese può costruire la propria sicurezza a prescindere da quella degli altri. Il nostro orizzonte deve essere il superamento delle difese nazionali in favore di una difesa comune europea.

È in questo quadro che si colloca il ruolo delle nostre Forze Armate: donne e uomini che ogni giorno garantiscono la sicurezza del Paese, contribuiscono alla stabilità internazionale e difendono i valori democratici su cui si fonda la Repubblica. Penso in particolare ai militari della Brigata Pozzuolo del Friuli, impegnati nella missione in Libano: un esempio concreto di come il nostro territorio continui a servire la causa della pace.

La nostra Costituzione, all’articolo 11, afferma che «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli». Non è una rinuncia alla difesa, ma l’affermazione che la forza deve sempre essere al servizio del diritto, mai sostituirsi ad esso. E la pace non si difende solo con le armi, né solo con le parole: si difende con la responsabilità delle scelte, con la diplomazia, con la cooperazione, con istituzioni solide.

A chi indossa la divisa va il nostro ringraziamento sincero. Hanno scelto di mettere competenze, coraggio e, se necessario, la propria vita al servizio degli altri: nella difesa del Paese, nelle missioni internazionali, nelle emergenze. Noi friulani non dimentichiamo il terremoto del 1976, quando le Forze Armate furono determinanti nel soccorrere le popolazioni e nel rimettere in piedi le nostre comunità.

Questo spirito di servizio è ciò che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni, perché la memoria non resti un rito, ma diventi impegno. Ho sempre sostenuto che il compito delle istituzioni sia costruire le condizioni della felicità pubblica. Ma non c’è felicità pubblica senza pace, non c’è sviluppo senza libertà, non c’è comunità forte senza solidarietà.

Oggi rendiamo omaggio a chi ha dato la vita per l’Italia e a chi continua a servirla ogni giorno. Facciamolo con gratitudine, ma soprattutto con la consapevolezza che il modo migliore per onorare il passato è assumersi la responsabilità del futuro.

Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva l’Italia.

Da Redazione 1

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