Dell’anima e dell’arte

In una soleggiata piazza metafisica un’ Arianna dormiente ci fa sentire sospesi tra sogno e realtà, in attesa che qualche cosa accada.
Siamo noi i principali interpreti della nostra vita? La risposta a questa domanda deve essere : SI ! Ma affinché l’affermazione abbia valore reale e non solo di intenzione è necessario diventare condottieri della nostra mente, è indispensabile riprendere il governo della nostra vita, il che significa prendere coscienza che le azioni ed i comportamenti che adottiamo sono quelli che individuano la direzione della nostra vita, che deve essere determinata da noi e non da altri. Noi dobbiamo tracciare la rotta, senza affidarci a terzi; noi dobbiamo tornare guide della nostra anima in tutti gli aspetti della vita : relazioni, lavoro, famiglia, vagliando con cura i discorsi e i ragionamenti che ci vengono proposti ed effettuando le nostre scelte in maniera autonoma e indipendente. Per riprendere le redini della nostra esistenza dobbiamo avere il coraggio di guardarci dentro, avviando un dialogo sincero con noi stessi per individuare le nostre unicità, le passioni, i talenti che solo a noi appartengono. Prendere questa decisione, che altro non è che un atto di volontà finalizzato ad una trasformazione radicale della nostra realtà, implica rimuovere gli orpelli artificiali a cui fino ad ora abbiamo dato spazio, con l’obiettivo di riscoprire la nostra vera essenza e affermarla, eliminando la paura del giudizio degli altri e il timore che la nostra unicità, differenziandoci dalla massa, possa portarci all’emarginazione. Dobbiamo emanciparci dai pregiudizi e dalle suggestioni estranee al nostro carattere per far sbocciare il potenziale che custodiamo in noi. Renderci conto che il sentiero che stiamo percorrendo non è quello a cui aspiriamo, che le persone che ci circondano assorbono energia da noi, che il lavoro che svolgiamo ci prosciuga anziché arricchirci è il primo passo per prendere coscienza di una realtà che non è la nostra, ma che altri manovrano i fili della nostra quotidianità dai quali siamo costantemente schiacciati e che le decisioni importanti ci vengono imposte e non sono nostre scelte. A questo punto la mente reagisce , vengono alla luce i disagi, compaiono delusione, tristezza e depressione perché diventiamo consapevoli delle manipolazioni subite che hanno sconfitto e sopraffatto la nostra volontà. La reazione deve essere quella di fermare l’assalto alla nostra libertà, l’assedio alla nostra anima, reagire e correggere questo stato di cose. Vivere significa agire, mentre bloccarsi, fermarsi, vuol dire cedere all’immobilismo. Le avversità che incrociamo sul nostro cammino sovente si pongono a noi come muri invalicabili. Ma questa inviolabilità è solo frutto della paura, del timore di non farcela e di scarsa autostima. I problemi invece devono essere visti come opportunità per far valere il proprio carattere ed accrescere sé stessi come uomini e persone. Valicare i propri limiti, ci permette di assurgere al medesimo ruolo avuto dagli eroi greci, uomini capaci di superare le asperità e affermare in maniera perentoria la propria peculiarità. E la vita è l’unico palcoscenico su cui possiamo far valere la nostra presenza, affermare il nostro modo di essere liberandoci dalla prigione degli automatismi mentali. L’ omologazione consente un percorso di vita tranquillo ma assolutamente piatto, del tutto impersonale, foriero di disagio psicologico e disturbi anche più pesanti, sintomo di un adeguamento a qualcosa che non ci appartiene e che assolutamente non può soddisfarci. La scelta dell’auto – affermazione è invece l’unica che ci consente un percorso autentico e di divenire fautori del nostro destino che per motivo alcuno va affidato ad altri poiché questo significherebbe abdicare a noi stessi diventando solo eco di qualcun altro.

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