Dal 1985, quarantun anni fa, gli Alpini dei gruppi di Strassoldo, Aiello e Joannis si riuniscono il 5 di agosto per un atto di devozione alla Madonna delle Nevi e per un momento di preghiera nella cappellina costruita vicino alla sede. L’evento serve a ricordare i soci del gruppo “andati avanti”, in particolare il primo capogruppo Romano Vitas, a cui è stata dedicata una targa all’interno della cappellina dove si è tenuta la Santa Messa.

La figura della Madonna, in generale, è da sempre considerata una protettrice e un simbolo di speranza. Per gli Alpini, che operano in ambienti spesso ostili e pericolosi come le montagne, la Madonna della Neve rappresenta una figura materna a cui affidare le proprie preoccupazioni e speranze.

A fare gli onori di casa era il capogruppo A.N.A. di Strassoldo, Stefano Perini. Erano presenti i presidenti della sezione A.N.A. di Palmanova, Stefano Padovan, e di Gorizia, Paolo Verdoliva, il sindaco di Cervignano del Friuli, Andrea Balducci, e quello di Aiello del Friuli, Roberto Festa, oltre a molte delegazioni di rappresentanti dei gruppi limitrofi — tra cui alcuni provenienti dalla provincia di Gorizia — e rappresentanti di altre forze armate.

Don Manuel Millo ha celebrato la Santa Messa accompagnato dal coro delle parrocchie di Crauglio, Nogaredo al Torre e Aiello del Friuli. I cantori hanno intonato suggestivi brani in friulano e latino, concludendo la celebrazione con il celeberrimo “Signore delle Cime”. Il canto è risuonato in un silenzio profondo, sottolineando l’intensità e il forte legame di questo storico motivo alpino.

Un’intensa riflessione sul valore della fede e della memoria ha caratterizzato l’omelia pronunciata da don Manuel, incentrata sul parallelismo tra le domande profonde dell’essere umano e i testi biblici, dal Vangelo al profeta Geremia. Il sacerdote ha richiamato il cammino e l’identità degli Alpini, focalizzandosi sul significato del cappello e della caratteristica penna nera. Quest’ultima è stata definita un “promemoria” tangibile di una vita condivisa, fondata sull’amicizia, sulla fedeltà e sul reciproco sostegno anche nei momenti di prova e difficoltà. Rivolgendosi ai presenti, l’omelia ha invitato a raccogliere l’eredità di questa testimonianza con l’audacia dei profeti, trasformando i legami terreni in un’amicizia che supera i confini del tempo e trova continuità nella dimensione spirituale.

A conclusione della funzione religiosa Stefano Perini ha letto la preghiera dell’alpino, poi nel suo intervento, ha ringraziato i presenti, don Manuel per la celebrazione eucaristica e il Coro. Ha ricordato come la ricorrenza rappresenti ormai da quarant’anni un momento di fede, memoria e convivialità, richiamando anche la presenza dell’allora arcivescovo di Gorizia, mons. Antonio Vitale Bommarco, all’inaugurazione della cappelletta, realizzata per volontà del primo capogruppo, Vitas, al quale è stato rivolto un particolare pensiero insieme a tutti i soci del gruppo scomparsi. Perini ha espresso riconoscenza ai sindaci di Cervignano del Friuli e Aiello del Friuli, alle autorità, al presidente della Sezione Alpini di Palmanova Stefano Padovan, al presidente della Sezione di Gorizia Verdoliva, dei gagliardetti di Cervignano, Villesse, Sevegliano, Romans d’Isonzo, Visco e dell’Arma Aeronautica, sottolineando la vicinanza delle istituzioni e il valore della collaborazione con il territorio. Nel ricordare i cinquant’anni di attività del gruppo, il capogruppo ha ribadito i principi che guidano gli Alpini: servizio, solidarietà, amicizia, senso civico e attaccamento ai valori della democrazia. Ha quindi illustrato l’impegno nella cura dell’area della baita e della cappelletta, resa possibile dalla collaborazione con il Comune di Cervignano del Friuli, ricordando il recente restauro del monumento ai Caduti di Strassoldo, finanziato anche dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Tra i prossimi interventi è prevista la manutenzione straordinaria della baita, sostenuta dalla Regione e dal Comune, con l’obiettivo di valorizzare un luogo a disposizione dell’intera comunità. E come ogni manifestazione alla fine gli alpini hanno servito il “Rancio Alpino” a tutti gli intervenuti.
Il titolo “Madonna della Neve” si richiama alla visione del Pontefice Liberio, Papa degli anni 352-366 il quale secondo la tradizione, la notte del 5 Agosto del 352 ebbe in visione la Vergine Maria che lo invita a costruire ed ad intitolare una Chiesa sul luogo ove la mattina seguente si fosse trovata la neve intatta venne edificata la Basilica di Santa Maria Maggiore.

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