Presentati i risultati del progetto pilota che coinvolge ASU, IC Udine 6 e Fondazione Pittini: percorsi motori personalizzati e tecnici specializzati per garantire il diritto allo sport e all’inclusione.
UDINE – Non più un privilegio per pochi, ma un diritto garantito a tutti, anche a chi deve convivere con disabilità complesse. È questo il cuore di “A proprio agio nelle scuole”, l’iniziativa che sta trasformando l’attività motoria in un concreto strumento di inclusione presso l’Istituto Comprensivo Udine 6.
Il progetto, nato dalla sinergia tra l’Associazione Sportiva Udinese (ASU), CSEN FVG, CONI FVG e sostenuto dalla Fondazione Pietro Pittini, punta a colmare un vuoto strutturale: la carenza di figure professionali formate per gestire la pratica sportiva in presenza di disabilità gravi all’interno del contesto scolastico.
Il modello: tutor specializzati e percorsi “one-to-one”
Il bilancio dei primi mesi, presentato presso la sede dell’ASU, parla di numeri e impatto sociale. Otto alunni (sei della primaria Girardini, uno della Friz e uno della secondaria Bellavitis) hanno beneficiato di lezioni mirate, condotte da Laura Galliussi, tecnica ASU specializzata.
Le attività, svolte individualmente o in piccoli gruppi, non mirano solo al benessere fisico, ma agiscono su:
- Autonomia residua: stimolazione delle capacità motorie di base.
- Autostima: superamento dei limiti percepiti attraverso il gioco.
- Socializzazione: integrazione reale con i compagni e rispetto delle regole condivise.
Le istituzioni: «Un passo verso la città civile»
L’amministrazione comunale ha espresso pieno supporto all’iniziativa. Per l’assessore all’Istruzione Federico Pirone, il progetto «rimuove ostacoli concreti, costruendo una comunità dove i diritti sono universali». Visione condivisa dall’assessora allo Sport Chiara Dazzan, che ha sottolineato come la rete tra associazionismo e scuola sia l’unico modello capace di rispondere a bisogni reali.
Il dirigente scolastico dell’IC6, Leonardo Primus, ha evidenziato il valore sociale dell’operazione in un territorio complesso: «La scuola deve essere un presidio di inclusione; questo progetto pilota è solo l’inizio».
Prospettive future: verso l’istituzionalizzazione
L’obiettivo dei promotori è ora quello di non disperdere l’esperienza maturata. Giuliano Clinori (CSEN) e Alessandro Nutta (ASU) hanno ribadito l’importanza di aver formato tecnici specializzati, creando un modello esportabile in altri istituti.
La sfida finale è lanciata dal direttore generale di ASU, Nicola Di Benedetto: «Siamo pronti a coordinare una rete provinciale. Se le istituzioni pubbliche ci sosterranno, questo modello potrà essere istituzionalizzato, garantendo pari opportunità non solo in palestra, ma tra i banchi di scuola».


