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L’osservatorio di Cibis- Energia, gioia, classe: evviva Davis. Ora si gioca per la gloria e i 50 punti

Con lui tutto riacquista il senso giusto: il calcio è il calcio, quello che ti impone di andare verso la porta e non tornare indietro, come spesso accade di vedere, in un perverso gioco dell’oca. Con Keinan Davis l’Udinese rimette ogni cosa al posto giusto riprendendo i connotati di squadra vera, riuscendo a esprimere ciò che possiede sul piano tecnico e morale.

È inevitabile cominciare con l’elogio al ventottenne centravanti di Stevenage, la cui presenza resuscita l’Udinese reduce da tre sconfitte consecutive. Incontenibile, sprizza gioia ed energia, sprinta e accelera ancora quasi a voler mettere alla prova i suoi muscoli potentissimi e fragili. Tutto funziona, la macchina umana è perfetta e si trascina dietro il resto della compagnia. E ognuno alza il proprio livello per almeno cercare di mettersi alla pari.

In questo modo — oltre ogni valutazione sul gioco e sui rimpianti attorno alle troppe occasioni perdute — l’Udinese torna ad appagare i propri tifosi e prima ancora se stessa: era rimasto sul gozzo il boccone più amaro della stagione, l’umiliante 5-1 di Firenze. Quelle legnate dovevano essere restituite e anche di questo i bianconeri avevano discusso nel ritiro volontario che aveva preceduto la partita. Ne è uscito un 3-0 convincente, frutto di una prestazione tutta cuore, volontà e potenza. Se non è riuscito a dare all’Udinese il gioco che merita e che dovrebbe esprimere secondo valori diffusamente riconosciuti, almeno Runjaic ha saputo toccare le corde dell’orgoglio; nell’occasione si è dimostrato capo e condottiero.

In ogni storia che si rispetti, esiste anche la pecora nera in alternativa all’eroe di giornata. Nella partita d’andata sotto Natale era stato il portiere Okoye a trascinare l’Udinese nell’abisso, facendosi espellere già al settimo minuto per un’uscita pazza su Kean, lasciando così la squadra in dieci e subito rassegnata al peggio. Stavolta è stata l’Udinese a trovare un involontario alleato nel trentunenne Daniele Rugani, difensore di lungo corso prestato dalla Juventus e che debuttava in maglia viola. Su tutti e tre i gol bianconeri è stato complice: lasciando libero all’incornata Kabasele in occasione della rete d’apertura (la terza stagionale per il nostro centrale) arrivata su corner pennellato da Zaniolo; franando da tergo su Davis per il rigore del raddoppio trasformato dallo stesso centravanti, ora schizzato a quota otto marcature con buone possibilità di raggiungere la doppia cifra; e infine facendosi goffamente circumnavigare da Buksa per il terzo sigillo della serata (e secondo personale per l’attaccante polacco).

Agli onori per la tripletta — alla quale non ha contribuito Zaniolo che pure va apprezzato per il generoso contributo in appoggio oltre qualche errore di troppo in transizione — va aggiunto l’elogio alla terza linea. Bravi davvero i nostri difensori orchestrati da Kabasele, il quale sta vivendo una seconda giovinezza: gol a parte, ha devitalizzato Kean che resta pur sempre il centravanti della Nazionale, confidando alla fine la speranza di poter prolungare la permanenza a Udine. Ha appena compiuto 35 anni, il target non è ideale per le strategie di mercato bianconere, eppure Kabasele rappresenta un patrimonio di spessore umano oltre che tecnico, tutte qualità che — fossimo in Gino Pozzo — metteremmo a disposizione del settore giovanile. Bene Kristensen, tornato attento e sicuro, e sempre positivo e lineare Bertola, purtroppo uscito anzitempo a metà ripresa per una caviglia malconcia, particolare che — ancora ai box Solet per via del problema muscolare all’adduttore destro — ha permesso di valutare le potenzialità del diciannovenne croato Branimir Mlacic, appena arrivato dall’Hajduk Spalato. Il ragazzo non è una scommessa, è già una certezza.

Se questa con la Fiorentina era la partita spartiacque — ossia: affondare facendosi risucchiare nella zona rossa oppure risalire nelle posizioni di sicurezza — si può ben dire che l’Udinese ha compiuto la prima missione della stagione: con 11 punti di margine sulle terzultime, la salvezza è virtualmente conquistata. Cosa resta da fare? Prendersi qualche bella soddisfazione andando a rompere le scatole a chi sta battagliando per artigliare l’Europa e, alla fine, raggiungere la fatidica quota 50, ciò che non riesce ai bianconeri da una decina d’anni.

Si riprende sabato prossimo (ore 18) a Bergamo contro l’Atalanta, appena finita nella trappola del Sassuolo e di sicuro inferocita per il mancato sorpasso alla Juventus. All’andata l’Udinese vinse con un gol di Zaniolo, il suo terzo personale: un sinistro potente, innescato da una combinazione tra Ekkelenkamp e Kamara. Nei nostri appunti personali la partita, disputata il primo novembre, è catalogata come “perfetta”. A cominciare da Runjaic: “Indovina formazione, approccio e cambi”. Sarebbe graditissimo un replay.

La squadra si rivolge verso la curva. PhotoLife Udine
Davis con la statuetta . PhotoLife Udine
La targa per ricordare Astori assieme a Caporale, Collavino, Bruno Astori e la dirigenza della Fiorentina
L’azione fallosa su Davis in area
Davis calcia il rigore
La fine della partita quando tutti si salutano
La fine della partita quando tutti si salutano

Da Redazione 1

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