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L’osservatorio di Cibis: Udinese, questo è un punto d’arrivo – Davis stop, si spezza il triangolo d’oro

Wesley trattiene Davis per prendere la palla a gamba tesa

Se non è un punto d’arrivo, poco ci manca. L’Udinese, bissando il successo di Verona, batte la Roma con una prestazione di eccellente livello esaltando le sue migliori caratteristiche e sfruttando le debolezze dell’avversario, nel caso le assenze pesanti nelle file di Gasperini e il fiato corto dei giallorossi per l’impegno europeo infrasettimanale col Panathinakos. A ben guardare una sorta di replay, risultato compreso, dell’impresa del 14 dicembre scorso contro il Napoli pressapoco nelle stesse condizioni generali.

JURGEN DA 9 PUNTI – La similitudine diventa lampante a considerare il protagonista dell’evento, Jurgen Ekkelenkamp: a Milinkovic-Savic aveva fatto gol con una traiettoria a giro finita all’incrocio; stavolta il suo destro educato e pungente produce su calcio franco un pallone velenoso che, trovando in barriera la spalla di Malen, diventa imprendibile per Drago Svilar. Dei 32 punti (valgono l’ottavo posto con la Lazio) dell’Udinese, ben 9 portano la firma dell’olandese dalla faccia pulita e dal sorriso fanciullesco: tanto hanno fruttato i suoi tre gol stagionali, realizzati tutti da dicembre in poi al Napoli, al Torino e appunto alla Roma. Un vero talismano invernale.

TUTTI A LIVELLO – Un punto d’arrivo, si diceva. L’Udinese è stata perfetta come rendimento individuale e di squadra. A innalzare il livello, dando finalmente l’idea di un blocco armonico solido e ordinato, sono stati quei giocatori che sembravano meno affidabili e che nell’occasione si sono messi alla pari con i compagni dal rendimento sicuro.

Il riferimento è in primo luogo agli esterni. A Ehizibue che, riguadagnata la titolarità per l’infortunio che ha tolto di mezzo Zanoli, si è riattivato con grinta e personalità fino a duellare alla pari col temuto brasiliano Wesley, cui ha concesso il minimo sindacale. E a Zemura: corre, dribbla, ha pure qualche buona idea, peccato che si perda sul più bello quando arriva il momento dell’ultimo passaggio o di raccogliere in proprio. Qualche flebo di freddezza lo renderà più che degno di queste vetrine. La terza lievitazione ci porta a Okoye, al discusso portiere mai completamente convincente. È vero che nei mischioni della ripresa avremmo voluto vederlo più presente e autoritario facendo valere la stazza, ma è altrettanto vero che alla fine pure lui ha segnato il suo gol quando con un guizzo portentoso è andato a togliere il pallone di Mancini dal palo proprio allo scadere del tempo di recupero.

KOSTA LEGGE GASP – Nell’elogio complessivo va compreso Kosta Runjaic. Nulla ha sbagliato nell’inquadrare la partita e nel guidarla nel modo voluto. Non è un caso. S’ammala di attendismo quando si trova a decifrare squadre tecniche e manovriere (tipo Como, per capirci), non sbaglia quando la lettura diventa semplice e il copione con la Roma era tale, firmato Gasperini: uomo contro uomo, ritmo e pressione, verticalizzazioni e ripartenze. Con il 3-4-2-1 Runjaic è approdato alla formula che meglio esprime valore e caratteristiche dei suoi uomini soprattutto in fase offensiva.

Peccato che questo nuovo equilibrio sia intaccato dal maledetto infortunio che ha tolto nuovamente di mezzo Davis, che con Atta ed Ekkelenkamp formava un triangolo virtuoso di caratteristiche complementari. Accidentaccio: avevamo appena salutato con entusiasmo la ritrovata solidità del centravanti, imprescindibile terminale del gioco bianconero, ed ecco che la malasorte torna ad accanirsi. Un altro guaio muscolare, roba di settimane o di mesi non si sa ancora. Davis non ha sostituti dello stesso livello, Runjaic dovrà arrangiarsi trovando un riferimento avanzato tra Buksa (reduce da infortunio), il giovane Gueye e l’improduttivo Bayo. In compenso da domenica prossima a Lecce riavrà Zaniolo, tuttavia più propenso alla giocata individuale che al lavoro di servizio. Vedremo come se la caverà il buon Kosta in un’evoluzione che metterà alla prova la sua creatività.

MERCATO IN USCITA – Se Dio vuole si è chiusa anche la finestra invernale di mercato, che l’Udinese ha sfruttato soprattutto in uscita per sfoltire i ranghi. Tranne i casi di Brenner, ceduto a titolo definitivo al Vasco da Gama (a occhio, Gino Pozzo ci ha rimesso non meno di 5 milioni nel maneggiare il deludente attaccante brasiliano), e di Esteves (l’esterno portoghese è stato piazzato al Catanzaro), si tratta di prestiti.

Il promettente difensore Matteo Palma è finito alla Sampdoria; l’attaccante Iker Bravo al Las Palmas nella seconda serie spagnola; l’attaccante cileno Pizarro, con diritto di riscatto, agli argentini del Racing di Avellaneda; il terzino mancino Buta al Rio Ave in Portogallo; l’esterno destro Rui Modesto al Palermo con obbligo di riscatto condizionato; il georgiano Goglicidze rafforzerà la terza linea dei cugini inglesi del Watford. Dopo tre anni abbondanti di milizia bianconera ha lasciato l’Udinese anche Sandi Lovric, che ha già debuttato nel Verona. Un’operazione che, personalmente, avremmo evitato per due ragioni: non resta in organico un centrocampista con le sue caratteristiche offensive e, sull’esempio del suo impiego nella nazionale slovena, poteva essere schierato anche come esterno destro in alternativa a Ehizibue, unico rimasto come specialista nel ruolo.

GIOVANI RAMPANTI – In entrata due operazioni riguardanti under 20 di grande prospettiva, per i quali l’Udinese ha vinto concorrenze internazionali. È diventato bianconero l’esterno sinistro colombiano Juan Arizala detto “el Principito”, costato sui tre milioni. Così come ha scelto l’Udinese uno dei migliori giovani difensori a livello europeo, il croato Branimir Mlacic, inseguito anche dall’Inter, per il quale Gino Pozzo ha firmato un assegno sui 4 milioni all’Hajduk Spalato. Dicono si tratti di ragazzi già pronti per essere inseriti in prima squadra, ma più verosimilmente sono destinati all’Udinese che verrà una volta ceduti (la prossima estate?) elementi come Kristensen, Solet e Atta.

la zona sud dello stadio riempita di maglie giallo rosse
i tifosi
i festeggiamenti alla fine della gara
Wesley trattiene Davis per prendere la palla a gamba tesa
Wesley trattiene Davis per prendere la palla a gamba tesa
Atta passa la palla anticipando il Romanista

Da Redazione 1

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