L’associazione Musicologi di Gemona del Friuli, assieme all’associazione Furclap di Udine, fanno rivivere tra la gente una tradizione antica, che fa assaporare il periodo natalizio come un tempo ormai lontano.

Un duo di zampognari tutto udinese si appresta infatti a partire per le strade e le piazze di tutto il Friuli, in diverse date, che li vede coinvolti da Forni di Sopra a Camino al Tagliamento, da Attimis ad Arta Terme, e naturalmente a Udine, dove toccheranno tutte sette le circoscrizioni.

Alessandro Tammelleo, presidente dell’associazione Musicologi, è diplomato in oboe al conservatorio “J. Tomadini” di Udine e, successivamente, si è laureato in Musicologia al D.A.M.S. di Gorizia con una tesi proprio sugli strumenti ad ancia a Udine tra ‘500 e ‘600.

“La passione per l’oboe, mi ha portato a ricercarne le origini nelle nostre terre friulane – dice Alessandro Tammelleo – scoprendo che strumenti a fiato a sacco erano molto in voga all’epoca”. Non a caso dipinti e affreschi si trovano a Racchiuso di Attimis, nella grotta di San Giovanni d’Antro, nella Chiesa di Sant’Antonio a Barbeano (PN), nella Chiesa di Qualso di Reana del Rojale, per non parlare della lunetta del duomo di Spilimbergo. Il tutto – sempre nella tesi di laurea di Tammelleo – documentato da relativi scritti trovati in Archivio di Stato, dove nei secoli, processioni e manifestazioni erano accompagnate da strumenti a fiato con e senza sacco.

Venendo all’epoca moderna, ricordiamo negli anni sessanta  come i pastori abruzzesi salivano al nord suonando in modo ossessivo le tipiche melodie pastorali, per raccogliere qualche soldino di casa in casa. Nel periodo natalizio erano tipiche le novene, tradizione ben consolidata ancor oggi nel sud – Italia, in cui si annunciava la nascita del bambin Gesù nei nove giorni antecedenti il 25 dicembre.

In Friuli il termine cornamusa era conosciuto con la parola “Fulzich”, che era il mantice che soffiava nei nostri caminetti, al fine di far riprendere vigore alla fiamma. Non di rado però, nei documenti, si trova il termine “piva”, forse in dialetto più popolare. Quel che è certo è che questi strumenti hanno un’origine molto antica, che deriva dai greci, con i loro strumenti ad ancia doppia.

Alessandro Tammelleo e Giovanni Floreani (presidente di Furclap) sono andati alla ricerca delle melodie che questi pastori eseguivano nei secoli scorsi, proprio per annunciare la nascita del bambin Gesù e la stanno portando di casa in casa dal 26 novembre al 15 gennaio, dove termineranno il loro tour nel duomo di Udine, con l’arrivo dei Re Magi alle ore 10.30.

Strumenti rigorosamente fatti a mano, da artigiani che si tramandano la loro tradizione di padre in figlio. Giovanni Floreani suona infatti una zampogna di Piero Ricci di Isernia, costruita in pelle di capretto, mentre Alessandro Tammelleo suona uno strumento in legno di ulivo costruito da Luigi Ricci, sempre di Isernia, a cui affiancano una ciaramella di uno dei più grandi costruttori lucani, ovvero Antonio Forastiero. 

La cornamusa  del Tammelleo è invece una Anton Varela, proveniente dalla Galizia nel nord della Spagna. Strumenti che hanno bisogno di costante cura, la cui intonazione è molto labile. Non hanno chiavi moderne e l’estensione è assai limitata, tant’è che la melodia è spesso ciclica.

Zampogna e cornamusa, due strumenti comunque diversi, anche se spesso confusi assieme. La zampogna accompagnava, fungeva da organo, con i suoi bordoni tutti rivolti verso il basso e le mani su due canne diverse, come fosse una fisarmonica. La cornamusa diteggia come un flauto dolce e può estendersi a note più alte.

Insomma strumenti che pochi suonano (Alessandro Tammelleo ne è anche docente presso la Casa della Musica di Udine) e soprattutto che vogliono fare immergere le persone in una atmosfera da presepe, con i loro suoni che ricordano il belato delle pecore, strumenti usati per accompagnare il gregge dai loro pastori, ma che a tutti voi vogliono allietare e augurare un sereno Natale.

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Di Redazione 1

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