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Roma – 21 agosto 2021, dire che è un giorno indimenticabile è dire poco. È il giorno che uno sogna, e più è grande il sacrificio e più è alta la soddisfazione. In quest’ultima tappa (Formello – Roma) rivivi attimo per attimo tutti i 1.335,670 km percorsi, e da qui rivivi il percorso della tua vita. Oggi più che mai ho dovuto andare molto lento: discese a piedi, salite a 5 km/h (puntando il peso del corpo sul manubrio davanti), pianura a 10km/h. Il tutto molto tecnico e ha richiesto una grandissima concentrazione oltre che l’aiuto della provvidenza. Come già scritto sulla tappa di ieri, la struttura del copertone posteriore ha ceduto ed è venuta fuori una pretuberanza. Alcuni miei amici che hanno letto il resoconto di ieri, mi hanno subito scritto che il copertone và immediatamente sostituito. È quasi sicuro che buco sulle strade che ci sono, qualcuno sostiene che non arriverò mai a Roma in queste condizioni. Salutato e ringraziato don Mark, legato la bandiera al manubrio, appena dopo un kilometro, mi accorgo che la ruota posteriore vibra ancor di più. Mi fermo e analizzo meglio il copertone e scopro che è uscita una seconda pretuberanza. La preoccupazione è tanta. A Formello tutti i negozi di bicicletta sono chiusi, devo sperare nel prossimo paese. Nel frattempo vado più al risparmio possibile, alternando momenti di pedalata e momenti a piedi. Arrivo a Prima porta e chiedo a due signori se c’è un meccanico di biciclette. Purtroppo tutti chiusi e mi consigliano addirittura di attendere lunedì perché così non posso proseguire. Arrivo in un negozio gestito da cinesi, confidando che abbiano tutto e purtroppo non hanno ciò che cerco. Nel frattempo vado avanti e arrivo a Labaro, con la bicicletta che si muove sempre più a singhiozzo. Inizio letteralmente a parlare con la bicicletta e a supplicarla di tenere duro, io e lei potremmo fare qualcosa di grande. Arrivo quindi in zona Saxa Rubra e inizia la ciclabile sul Tevere. Oltre 8 km di ciclabile, bellissima, per raggiungere il centro di Roma. Ormai le mie forze sono a terra, ma ancor più quelle della bicicletta. La determinazione però è troppa per cedere, anche a costo di arrivare strisciando. Inizio a vedere la cupola di San Pietro e mi viene istintivo accelerare, ma immediatamente devo riconcentrarmi per tenere sotto controllo la ruota posteriore. Vedo Castel Sant’Angelo, giro a destra e mi immetto in via della Conciliazione. Ho un sussulto al cuore, la metà finale è di fronte a me, nessuno può più fermarmi. Percorro fissando la facciata della basilica e mi metto a correre, con la bicicletta che ormai andava di qua e di là e vibrava tutta. Ad un certo punto do l’ultima tirata di freni, è finita, è veramente finita. Abbraccio la bicicletta, mi chino su di essa e piango di felicità. C’è tantissima gente in piazza, ma io sono dentro la mia cupula di gloria. Mi guardo in giro e ancora non ci credo, ma è tutto vero. Slego la bandiera dal manubrio e inizio a fare più fotografie possibili. So che questi momenti rimarranno per sempre nel mio cuore e me li gusto attimo dopo attimo. Mi reco all’opera romana pellegrinaggi per l’ultimo timbro sulla credenziale. Subito dopo faccio la fila per la Basilica di San Pietro, perché in sacrestia mi consegneranno il “Testimonium”, l’attestato per l’impresa fatta. Da qui mi indirizzano alle guardie svizzere a cui consegno definitivamente la bandiera, con tutte le persone che mi hanno sostenuto, incoraggiato e voluto bene in questo indimenticabile viaggio. Adesso non avranno più importanza le pedalate fatte, ma le impronte lasciate. Buon cammino. Alessandro

Di Redazione 1

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