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Le piccole soddisfazioni di ricevere dei complimenti da chi ti chiede da dove sei partito e tu rispondi: “Dal passo del Gran San Bernardo”. Ormai è lontanissimo e ho superato di gran lunga i 1.000 km, la gente sembra quasi non crederci. La scorsa notte ho dormito davvero poco, ma ne è valsa la pena. Dopo una giornata nella più totale solitudine, come ormai le ore diurne mi vedono pedalare da solo da oltre due settimane, passo una bellissima serata con gli altri pellegrini che condividono con me l’ostello comunale di Radicofani. Ci siamo trovati nella piazzetta del paese e tra un tagliere di salumi e un bicchiere di Brunello di Montalcino (d’obbligo assaggiarlo nonostante il costo) che ha sopperito alla nostra cena, ci siamo persi in chiacchiere e aneddoti sulla via Francigena e sulle nostre vite. Siamo andati a letto a tarda ora, senza nemmeno accorgersi. Stavamo proprio bene e sembravamo amici da sempre. Non siamo andati a dormire prima dell’una di notte, ben sapendo che il giorno dopo l’avremmo pagata cara, anche se per alcuni era l’ultima tappa (hanno fatto solo la via Francigena Toscana, che va da Lucca a Radicofani). Ore di sonno o meno la sveglia suona per tutti. Un amico pellegrino di questa splendida serata ha il ginocchio dolorante ed è costretto a continuare in pullman. Altri, come già detto, hanno terminato e solo pochi continuano. Vengo sorpreso durante la colazione dalla visita di Antonella ed Emanuela da Udine, mie compaesane e abitanti vicino a me. Sono le ultime che metteranno i loro nomi sulla bandiera! Un po’per questione di spazio e un po’perché ci tenevo a chiudere con i nomi di due pellegrine, con oggi non segnerò più nominativi. Antonella ed Emanuela viaggiano velocissime, grazie alle loro biciclette elettriche. Loro riescono addirittura a fare due mie tappe in un’unica giornata. Sono state accompagnate in macchina sul passo del Gran San Bernardo ed hanno iniziato il loro viaggio ben dopo di me, finché oggi mi hanno addirittura doppiato! Avrei desiderato percorrere con loro qualche kilometro “spalla a spalla”, ma quando le ho viste sfrecciare sul sentiero con la loro e-bike, mi sono detto che è impossibile tenere il loro passo, sembravano andare più velocemente delle motociclette. Dopo un paio d’ore di pedalata, arrivo ad una fonte d’acqua ed incontro Vincent, ragazzo che è partito dal Belgio, suo territorio natale, per arrivare a Roma. Visto la sua grande impresa gli chiedo se posso fare una fotografia con lui, ma rifiuta la cosa, dicendo che non fa fotografie con gli sconosciuti. Ovviamente non insisto, mi scuso e procedo sul mio tracciato. Vincent è a piedi ed il percorso pedonale oggi è più corto del ciclistico, in quanto fa dei tagli. Scavalco le meravigliose colline, finché non arrivo alla “porta del Lazio”, ovvero Proceno. Sono felicissimo, sono entrato nell’ultima regione del mio indimenticabile viaggio. Giungo in paese per un buon panino al salame, mi riposo su una panchina, visto le poche ore notturne di sonno, e riparto, giungendo ad Acquapendente. In piazza incontro nuovamente Vincent, a cui chiedo scusa se ho preteso una fotografia così precipitosamente, forse avevo leso la sua sensibilità. In inglese ci tratteniamo un attimo parlando del nostro cammino e io gli racconto della bandiera, dell’iniziativa IL TUO NOME SIA CON ME, dei diversi nomi ivi scritti, finché è lui che mi chiede scusa. Mi dice che per questo merito la fotografia, per tutti i nomi sopra! Dovete sapere che Vincent ha scelto di vivere questo viaggio Belgio-Roma, senza alcuna tecnologia, pertanto non ha mai scattato nemmeno una fotografia, neanche di ricordo per se stesso, perché non ha mezzi fotografici. Non vuole lui la tecnologia, ne tantomeno esserne parte. Però si commuove ed è l’unica fotografia che ha fatto e probabilmente farà dalla partenza l’uno giugno alla fine del viaggio. Sono incredibilmente stupefatto di come, anche qui, sia stato il cammino stesso a risolvere la situazione. Proseguo quindi verso San Lorenzo e poi il meraviglioso lago di Bolsena. Arrivo verso sera e mi godo un tramonto spettacolare. È la città cosiddetta del miracolo, ma il miracolo stesso è già la sua bellezza.

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Di Redazione 1

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