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Sono sopravvissuto anche oggi! Partito da Siena, la mia vista si ammalia con bellissimi cavalli. La periferia di Siena è famosa per gli allevamenti di cavalli. Mi spiegano che sono i cavalli che provano ad essere selezionati per il famoso palio senese. Da tanti cavalli i fantini ne scelgono 30, e poi vengono estratti a sorte i 10 che gareggiano. Quello comunque che mi fa piacere, è il fatto che gli animali sono tenuti benissimo, curatissimi, vaccinati (parola famosa in questo periodo), controllati costantemente dai veterinari, veramente più di un essere umano! Le strade camperecce che percorrono sono adesso in discesa e mi accorgo che il freno posteriore della mia bicicletta è fuori uso! Guardo con attenzione e i pattini sono completamente usurati. È un vero problema, ho solo il freno anteriore e non so quanto reggerà. Mi passano per la testa mille pensieri, tra cui anche quello estremo di proseguire a piedi la via Francigena, grazie al fatto che parte dei borsoni si trasformano in zaino, e lasciare la bicicletta a casa di qualcuno, per venirla a prendere dopo essere arrivato a Roma. Osservo la bicicletta e mi accorgo ormai di essere affezionato a lei, come i fantini di Siena ai loro cavalli. Non posso abbandonarla, ormai è parte di me. Certamente che non mi aiuta il fatto di essere nel giorno di Ferragosto senza un freno, tutti i negozi bike sono chiusi. Proseguo comunque a mio rischio e pericolo, facendo le discese tutte a piedi, cosa che rallenta di molto il mio viaggio. Arrivo a Ponte d’Arbia e mi fermo ad un bar, dove provo a chiedere ad una signora se c’è qualcuno che può metterci mano. Io ci provo! La signora chiama prima un certo Giancarlo, appassionato di biciclette, ma purtroppo sta andando via con la moglie. Telefona quindi ad un certo Giosuè. È libero! Ci fiondiamo da lui. Giosuè è un tuttofare, mi sembra di vedere com’era mio padre. Osserva per svariati minuti il freno, lo studia, lo muove a destra e a sinistra, finché prende delle chiavi a brugola, lo smonta, lo ristudia di nuovo e… Si inventa di spessorare la forcella dei pattini, facendogli fare meno corsa. È un tentativo mi dice, ma tra il non funzionare ed il tentare, è meglio il tentare. Funziona, è incredibile. Soddisfazione generale e sorriso a trentadue denti di Giosuè.

16082021-216082021-3Gli chiedo quanto gli debbo per il disturbo nel giorno di Ferragosto e mi risponde: “Buon viaggio pellegrino”. Parto commosso da tutto ciò. Il caldo è terrificante, arrivano delle colline senza un briciolo di ombra. Non incontro nessun pellegrino sulla mia strada, ne a piedi, ne in bicicletta. Questo vorrà dire qualcosa mi dico, ma devo tenere duro. Ad un certo punto vedo una giovane ragazza in bicicletta, la saluto e mi dice: “Ho i brividi”. La guardo pensando che facesse una battuta, ma purtroppo non scherzava affatto. Si ferma si mette sul ciglio della strada e la vedo che tremava e stava per svenire. Io di medicina non capisco nulla, mi sono venute in mente le immagini di chi scala le montagne più alte al mondo, dove il freddo è glaciale, che, quando uno sta male, gli viene caldo e vuole spogliarsi dei vestiti. Mi sono detto che forse qui è l’effetto contrario. Le offro dell’acqua, ma non la vuole. Tra l’altro l’acqua era bollente, perché nessuna fontana incontrata erogava acqua a temperatura bevibile. Fortunatamente passa di lì un signore che lavora in una azienda vitivinicola, con una Panda indistruttibile rossa. Facciamo accomodare la ragazza in macchina e carichiamo la bicicletta sul tetto della Panda. Io li saluto, la ragazza va via in macchina, grazie al cielo. Proseguo al limite del sopportabile, fino ad arrivare a San Quirico d’Orcia.

16082021-6Oggi ho veramente sofferto e la fortuna mi aiuta a trovare riparo. Negli ostelli infatti ci sono diverse disdette di persone che non riescono o preferiscono rinunciare per il caldo. Trovo posto nell’ostello delle suore, e, come ha detto un compagno di camerata: ” I fiumi sono segnati solo sulla cartina, dov’è l’acqua?”

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Di Redazione 1

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