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UN GRANDE PROGETTO PER UNA GRANDE TERRA

I CIELI E LE TERRE DI TIEPOLO

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IL SETTECENTO A UDINE E IN FRIULI VENEZIA GIULIA

Omaggio a Giambattista Tiepolo (1696-1770) nel 250° anniversario della sua scomparsa

5 Settembre 2020 – 20 Febbraio 2021

“Tiepolo nell’ultima opera udinese: il teatro diviene luogo di preghiera”. 

Udine, Oratorio della Purità, 20 febbraio, 2021. 

Interventi di: 

– Monsignor Luciano Nobile

– Maria Paola Frattolin  

– Gianluca Macovez

Quando , Oratorio della Purità,  metà del XVIII secolo e per volontà del Patriarca Daniele Delfino si mise mano all’antico Teatro Mantica, per trasformarlo in luogo di educazione alla fede e catechismo per le fanciulle, fu chiamato a decorarlo Giambattista Tiepolo, dopo trent’anni dai lavori di Palazzo Patriarcale. Giambattista vi giunse con il figlio Giandomenico e insieme seppero declinare l’arte sublime del Settecento con la professione di fede.  Alle parole di Monsignor Luciano Nobile, Parroco della Cattedrale di Santa Maria Annunziata, che con eleganza e sapienza ha illustrato il messaggio dal Nuovo e Antico Testamento enunciato negli affreschi, è poi seguito un approfondimento sui temi dell’iconogafia dei Tiepolo tradotti in rappresentazione educativa, anche grazie all’intervento intelligente e ironico di Gianluca Macovez.  Quello che era stato il primo dei teatri udinesi, veniva radicalmente trasformato per essere dedicato a una nuova destinazione d’uso, non più mondana e profana, ma religiosa e spirituale. Su questo ‘radicamente’, che troviamo nei testi, sarebbe però opportuno fare una riflessione. Possiamo davvero dire che quella trasformazione fu radicale, nel vero sgnificato della parola? Perché a ben vedere, la lezione biblica dell’Oratorio contempla scena e teatro come non mai. 

L’Assunta di Giambattista è plasmata dalla luce, un corpo celeste distante dalla materialità terrena e qui espressa dagli apostoli, resi con una tavolozza di bruni che riportano alla materia. Sale a spirale verso cieli inondati d’oro, portando con sé le preghiere dei fedeli, in terra. Alle pareti, le otto tavole di Giandomenico sprigionano scene cantanti, vibranti di vita. L’ombra e la luce dei monocromi trasformano la scena in un racconto di storie bibliche di profeti e uomini in movimento, sempre attuali, ma che restano secondarie a quell’oro, che si sprigiona imperioso dai fondali rubando la scena, a indicare quella Divinità che di tutto è prima. Teatro nel teatro, il luogo resta ‘teatro’, insegna, educa, stupisce e meraviglia in una continuità spirituale e civile che appaga e ci sprona a migliorare. 

Maria Paola Frattolin 

www.itinerariafvg.it

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