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I CIELI E LE TERRE DI TIEPOLO

Udine, Palazzo Mangilli del Torso

Andrea Urbani e Giuseppe Morelli a Palazzo Mangilli del Torso, incontro d’arte 

Tiepolo nella pittura veneta, con Diego Collovino dell’Accademia di Belle Arti “GB Tiepolo”

Chissà, se in quel lontano 1447, quando fissò la sua dimora nel “luogo di tintori”, vicino alla roggia e affacciato su piazza dei Barnabiti, ser Erasmo degli Erasmi avrebbe immaginato che in una delle case acquisite dalla sua famiglia, trent’anni dopo sarebbe nato Giovanni Ricamatore, detto da Udine, grande allievo del sublime Raffaello. 

Erasmo allora non poteva certo immaginare. Neppure poteva egli sognare che la sua casa sarebbe diventata uno dei palazzi più imponenti e ricordati nella storia della città di Udine. 

Il tempo ha voluto fare della sua piccola casa il solido testimone della vita di generazioni di illustri casati, che lavorarono per il bello e il buono, gli Antonini, i Mangilli, i del Torso. Ha fatto in modo che vi passassero artisti e architetti che l’hanno resa sontuosa, Morelli, Urbani, Scala, per destinarla infine a fare da sfondo e palcoscenico di un episodio legato a uno dei momenti più felici della storia d’Italia, la sua Unità, che egli pure non avrebbe mai creduto. 

Nel 1867 in questa casa, divenuta palazzo, giungeva ospite il Generale Garibaldi, accompagnato da Benedetto Cairoli e qui si affacciava al balcone a infiammare il cuore dei friulani con parole di amor di Patria. 

A Udine il generale veniva anche accolto con affetto e felicità dal garibaldino Giovanni Battista Cella, grande patriota che, se non ebbe dai contemporanei la giusta attenzione e il riconoscimento del suo impegno e sacrificio, valgano per tutto le parole sincere e di stima per la sua dedizione e coraggio che il generale gli rivolse nelle sue Memorie: 

Mio caro Cella, in tutte le circostanze voi sarete sempre un valorosissimo e tale foste al Caffaro, nuova gloria per le armi italiane. Vi raccomando caldamente di aver cura della vostra salute, perché tra breve avremo bisogno di voi. Vostro per la vita. G. Garibaldi”.

“Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia…”, scriveva Shakespeare nell’Amleto, al tempo in cui gli Antonini, acquisita la casa degli Erasmi, la stavano trasformarono in una dimora sontuosa. 

E di queste tante, infinite cose, in cielo e in terra, il tintore Erasmo non poteva certo immaginare in quella metà di un secolo lontano, ma se così fosse stato, ho motivo di pensare che  l’avrebbe ritenuto un insano vagheggiar… 

Maria Paola Frattolin

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