JAZZ & WINE OF PEACE 2020 XXIII Edizione

 

 

 

 

Seconda giornata per Jazz & Wine of Peace, giovedì 22 ottobre che continua il suo cammino in sicurezza e senza fermre la musica: si comincia alle 11, alla Cantina Jermann di Ruttars di Dolegna del Collio, con il concerto del Michelangelo Scandroglio Group. Poco più che ventenne, Scandroglio si è messo in luce tra le nuove leve del jazz italiano collaborando con affermati musicisti (Stefano Cantini, Nico Gori, Flavio Boltro, Glen Ferris, Marvin Smith e Greg Hutchinson tra gli altri) e conseguendo numerosi premi e riconoscimenti. Ha composto per il proprio gruppo i materiali dell’album “In The Eyes of the Whale” (Auand, 2020) ed ha già in preparazione le musiche per un prossimo cd. Nella sua band, altri giovani talenti, quali Michele Tino all’alto sax, Hermon Mehari alla tromba, Alessandro Lanzoni al piano, Bernardo Guerra alla batteria. Appuntamento alle 14, al Castello di Spessa di Capriva del Friuli, con la band austriaca ZNAP, composto da Leohard Skorupa, Gregor Aufmesser e Lukas Aichinger: sassofono, clarinetto, contrabbasso e batteria per un trio di assetto “classico” che emana già sulla carta tutta l’energia di analoghe formazioni del passato, addizionata dell’indole ironica e ribelle di tre giovani musicisti austriaci di spiccata personalità. Alle 17, appuntamento a Lucinico (GO), a Villa Attems, con il duo composto dal violino di Theo Ceccaldi e il piano di Roberto Negro che presentano in esclusiva italiana l’album “Montevago”: un progetto d’impronta cameristica, in cui si insinuano regolarmente la sperimentazione e il linguaggio del jazz contemporaneo. La giornata si chiude al Teatro di Cormòns (21:30), con la Max Andrzejewski’s Hütte in un appassionato omaggio a Robert Wyatt, in esclusiva italiana per Jazz & Wine. Nella prima parte del suo percorso artistico, Robert Wyatt, padre del progressive rock, è stato “anche” un grande batterista. Da qui potrebbe scaturire l’attrazione del suo giovane collega tedesco Max Andrzejewski, classe 1986, per le atmosfere trasognate così tipiche dei lavori di Wyatt da “Rock Bottom” in poi. Max e il suo ensemble Hütte ripercorrono in maniera personale – ma con grande rispetto per l’originale – un repertorio ancora capace di smascherare la società contemporanea, con tutta la carica di arguta ironia che da sempre riconosciamo al Maestro. Sul palco, insieme ad Andrzejewski, Johannes Schleiermacher al sax, Jörg Hochapfel alle tastiere, Tobias Hoffmann alla chitarra, Andreas Lang al contrabbasso, Cansu Tanrikulu alle parti vocali. 

 

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