GRANDI E PICCOLI SCHERMI

“Ritratto della giovane in fiamme”

GRANDI E PICCOLI SCHERMI

Di Marcello Terranova

31 luglio 2020, cinema all’aperto giardino Loris Fortuna – Udine

Si potrebbe dire che questo film francese dal titolo fortemente allusivo è tutto al femminile ed anche femminista. La regista è una donna (Céline Sciamma) e così la costumista, la truccatrice, la responsabile della fotografia, la montatrice. Tutta la storia ruota sulla vita di quattro donne, un’artista pittrice che ha conosciuto l’amore ma che vuole restare libera facendo il mestiere di suo padre, una giovane donna prelevata dal convento dalla madre perché promessa sposa, una domestica rimasta incinta da uno sconosciuto e che tenta di abortire.  Gli uomini sono assenti se non muti e minacciosi sullo sfondo immaginato.

Siamo nel 1770 in un castello di un’isola della Bretagna battuta dalle onde dell’oceano e da un vento perenne: il giusto contesto romantico per raccontare storie di passione. 

La pittrice Marianne ( Noémie Merlant) riceve da una nobildonna (Valeria Golino) l’incarico di realizzare il ritratto di nozze di sua figlia Héloise (Adèle Haenel) promessa sposa a un nobile milanese. 

Sarà il quadro a farlo decidere per un sì o un no. Poco tempo prima la sorella maggiore si era suicidata lanciandosi dalla scogliera per sottrarsi al destino di accettare le nozze senza conoscere il futuro marito, ma aspettando il suo consenso dietro la visione di un ritratto.

Héloise, memore della disgrazia della sorella, si rifiuta di farsi ritrarre e accetta la presenza della pittrice, solo perché viene spacciata come dama di compagnia.

Marianne non può mettere in posa la modella ma solo dipingere a memoria, magari di notte a lume di candela. Fin qui la semplice trama. Ma il film è denso di simbolismi e di significati.

In un mondo diviso in classi e pieno di convenzioni sociali, essere donna, libera di decidere delle proprie passioni,  diventa difficile. La regista Céline Sciamma, di origine italiana e al suo quarto film, tenta di rappresentare questo dramma tutto femminile, soprattutto con immagini curatissime e poche parole se non quelle necessarie. Anche la musica è assente ad eccezione delle note dell’Estate di Vivaldi che servono per segnare i due momenti principali della  vicenda.

Dunque, come nascono la passione, l’affetto e le confidenze tra giovani donne di diverso ceto sociale (l’artista, la promessa sposa, la domestica) nella Francia alla vigilia della Rivoluzione? Attraverso l’intensità dello sguardo, le parole pregnanti e soprattutto la sofferta realizzazione di un ritratto fatto e rifatto più volte.

Approfittando dell’assenza temporanea della nobildonna madre, Marianne e Hèloise si scrutano, si studiano e si osservano. Caduto il sotterfugio della “dama di compagnia”,  le giovani donne si raccontano, si conoscono e aiutano la giovane domestica ad abortire portandola da una mammana. In un groviglio di sentimenti contrastanti cresce la passione che si trasforma presto in attrazione sessuale. 

In una riunione notturna di donne che cantano ossessivamente “Fugere non possum” e a cui  le due giovani partecipano, come in una sorta di festa pagana non si sa se solo sognata o reale, a Héloise si incendia la gonna. E’ il segnale del fuoco che invade la sua anima e dà il titolo al film.

La passione non può avere sbocchi. Nella Francia settecentesca le donne sono inchiodate nei loro ruoli. Nel caso di Héloise, o convento o matrimonio combinato. Intanto il ritratto è completato  e Marianne riceve il suo compenso . Non resta che abbracciarsi per un saluto pieno di rimpianto.

Il film finisce con uno dei più lunghi primi piani della storia del cinema. Héloise, sposata e madre, si trova a teatro sola ed ascolta le note dell’Estate di Vivaldi. Quelle stesse note che Marianne le aveva fatto ascoltare su una spinetta non accordata del castello. La musica, in un crescendo vivaldiano, commuove Héloise a tal punto da farla piangere. La passione non è sopita, ma ancora la fa tremare. E  tutto avviene davanti agli occhi di Marianne che di nascosto la guarda da lontano, per l’ultima volta. 

GRANDI E PICCOLI SCHERMI

Di Marcello Terranova

   

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